STORIA

Riportiamo alcuni brani tratti da un bellissimo libretto a cura di Marco Poli, edito nel 1997 da “Gli Inchiostri Associati s.a.s.” la cui pubblicazione è stata promossa e realizzata dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna nell’ambito dei propri programmi culturali. Il libretto, ricco di immagini e con la spiegazione dettagliata di ogni singola cappella, si può trovare presso la chiesa stessa.

“La chiesa di Santa Maria della Misericordia è testimonianza di una presenza religiosa che vive in quel luogo da circa nove secoli. Per stabilire una “data di nascita” dell’insediamento si cita generalmente il 1150, anno in cui si sarebbe insediata una comunità di monache cistercensi…..Dunque, ai tempi in cui vi fu il primo insediamento religioso, Bologna era chiusa entro le cosiddette mura dell’anno Mille, quelle che cingevano la città in via Castiglione all’altezza di via Cartolerie, testimoniate dal torresotto ancora presente. La Misericordia, quindi, era davvero decentrata rispetto alla città, quasi un eremo in aperta campagna…..

Di certo nei primi decenni del ‘200, nei pressi della chiesa scorreva il canale di Savena, deviato alla chiusa di San Ruffillo. All’inizio del nostro secolo, quel canale scorreva ancora, immortalato in una famosa foto che ritrae le ultime lavandaie….. Le monache rimasero fino a circa il 1430.

Nel 1431 il complesso della Misericordia accolse i frati olivetani ai quali il papa Eugenio IV aveva concesso quel luogo: le cistercensi si trasferirono in altri conventi per poi stabilirsi, nel 1442, in quello di Sant’Orsola fuori porta San Vitale, dove diedero prova della loro vocazione assistenziale ed infermieristica. Gli olivetani rimasero alla Misericordia fino al 1454….

Dal 1454 al 1473 il complesso della Misericordia rimase vuoto ed abbandonato. Il papa Sisto IV, Francesco della Rovere, francescano, laureatosi teologo all’Università di Bologna, con bolla del 13 agosto 1473 assegnò il complesso della Misericordia ai frati eremitani della regola di Sant’Agostino della provincia di Lombardia………

La ricostruzione della chiesa della Misericordia in stile rinascimentale fu opera degli agostiniani, così come l’arricchimento della stessa con importanti opere artistiche. La Misericordia fu, quindi, una chiesa amata dai Signori di Bologna e dalla loro corte ed importanti famiglie di parte bentivolesca ebbero il giuspatronato sulle cappelle della chiesa abbellendole con rifacimenti e con opere d’arte.

Alla fine del ‘400 venne realizzata la cappella Felicini dove fu collocato il famoso dipinto del Francia “Madonna col Bambino, Sant’Agostino, San Sebastiano ed il committente Bartolomeo Felicini” noto anche come Pala Felicini o Madonna del gioiello, per il gioiello che pende sul capo della Madonna. Ora si trova alla Pincoteca di Bologna.(vedi foto)… ..Anche la potente famiglia Manzoli ebbe il giuspatronato su una cappella della Misericordia, dove era presente un’altra pala del Francia(vedi foto)…..

Fra il 1500 e il 1511 Bologna passò gravi traversie a causa di terremoti e della lotta per il potere che determinò eventi bellici: dopo il 1506, gli scontri tra papalini e bentivoleschi, che tentavano di riprendere il controllo della città, crearono problemi alla Misericordia che i seguaci di Bentivoglio ritenevano luogo sicuro e fedele alla causa. Così non fu: con il prevalere della parte papalina, in breve tempo le cappelle che avevano il giuspatronato delle famiglia bentivolesche passarono a nuove potenti famiglie antibentivolesche che diedero ad esse il loro nome: Pepoli. Zambeccari, Amorini, Gozzadini….

Ma con la caduta della Signoria dei Bentivoglio,l’opulenza artistica nella chiesa della Misericordia rimase solo un ricordo di un’epoca che non sarebbe mai più tornata: gli unici arricchimenti che si ebbero nei secoli successivi furono il dipinto di Pellegrino Tibaldi “Le nozze mistiche di Santa Caterina”( venduta dal parroco per effettuare lavori urgenti nel 1889) e le opere realizzate da Mattia Cossich, intagliatore…..

Nel 1630, in occasione della peste, gli agostiniani si trasferirono….e il complesso della Misericordia divenne luogo di ricovero per coloro che furono colpiti dal grave morbo.

Dopo l’arrivo dei francesi a Bologna nel 1796, la Misericordia fu colpita dai decreti napoleonici di soppressione e requisizione dei beni religiosi…..e fu soppressa. Dalla chiesa partirono per la Francia le opere d’arte più prestigiose: tre dipinti del Francia, quello di Lorenzo Costa e di Boltraffio. Benchè queste opere venissero poi restituite (eccetto la pala del Boltraffio che rimase in Francia al Louvre), nessuna di esse tornò alla Misericordia: la predella di Lorenzo Costa rimase a Milano alla Pinacoteca di Brera, mentre le tre opere del Francia andarono alla pinacoteca di Bologna….

Dopo che gli agostiniani furono costretti ad abbandonare la Misericordia, nel 1807 la chiesa diventò parrocchia affidata al clero secolare.

Nel 1872, il parroco della Misericordia si adoperò per realizzare il lavatoio pubblico nel vicino canale di Savena che scorreva fra la chiesa ed il mulino.

Nel 1880 fu restaurato l’affresco di Lippo di Dalmasio …….. “Madonna che allatta il Bambino” (1397) che nel 1528 era stato collocato da Camillo Gozzadini nella cappella intitolata alla sua famiglia….L’opera, secondo il Malvasia, ebbe come prima collocazione l’altare maggiore quando la chiesa era gestita dalle monache cistercensi…..

Col nuovo secolo la chiesa della Misericordia scoprì di non essere più chiesa di campagna bensì di trovarsi collocata in una zona pregiata e prestigiosa della città, soprattutto dopo l’abbattimento delle mura e dopo altre modificazioni urbanistiche……..

Nel secondo decennio di questo secolo, anche il canale ed il mulino scomparvero per lasciare spazio ad eleganti abitazioni civili.Davanti alla chiesa fu realizzata una piazzetta dove, nel 1912, fu collocato il monumento (opera di Enrico Barbieri) dedicato alla memoria di Enrico Panzacchi”….

tratto da “Santa Maria della Misericordia” di Marco Poli

FOTO

Raibolini Francesco detto il Francia (Bologna, 1447, circa-1517)

Madonna col Bambino in trono, i Santi Agostino, Francesco, Procolo, Monica, Giovanni Battista, Sebastiano, il donatore Felicini e un Angelo musicante. – Pala Felicini.

Chiamata comunemente Pala del Gioiello per il pendente prezioso che vi appare dipinto in alto appeso alla sommità del trono della Vergine, fu probabilmente danneggiata e perciò restaurata dallo stesso artista a distanza di anni.

Pinacoteca di Bologna

 

 

 

RaiboliniFrancesco detto ilFrancia (Bologna, 1447, circa-1517)

Gesù Cristo in pietà fra due angeli

E’ la cimasa della pala Felicini, recuperata al suo primitivo aspetto quattrocentesco da un restauro che ha rimosso le ridipinture (eseguite dallo stesso Francia) che ne avevano reso più austera e devozionale la fisionomia.

Pinacoteca di Bologna

RaiboliniFrancesco detto ilFrancia (Bologna, 1447, circa-1517)

Visione di Sant’Agostino

Rappresenta a destra Sant’Agostino che ha la visione della Madonna che allatta e di Gesù sulla croce.

Pinacoteca di Bologna

RaiboliniFrancesco detto ilFrancia (Bologna, 1447, circa-1517)

Madonna col Bambino in trono e i Santi Giorgio, Giovanni Battista, Agostino, Stefano e un angelo.  Pala dei Manzuoli

Pinacoteca di Bologna

RaiboliniFrancesco detto ilFrancia (Bologna, 1447, circa-1517)

Il Bambino adorato dalla Vergine, dai Santi Giuseppe, Agostino e Francesco e da due Angeli alla presenza di Anton Galeazzo e Alessandro Bentivoglio.  Pala Bentivoglio

Il committente Anton Galeazzo Bentivoglio, che fece eseguire l’opera alla fine del 1498 al ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa, è raffigurato in adorazione accanto alla Vergine. Il giovane sulla destra, in abito da pastore col capo cinto d’alloro, già identificato col poeta Girolamo Casio, è quasi certamente il fratello Alessandro Bentivoglio, anch’egli poeta. La predella con l’ Adorazione dei Magi, ora nella pinacoteca di Brera, fu dipinta dal Costa nel 1499.

Pinacoteca di Bologna

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